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La rimozione meccanica del tartaro e della placca costituisce il fulcro del trattamento delle malattie infiammatorie a carico del parodonto. L’asportazione del tartaro può essere effettuata mediante
ablatori a ultrasuoni, dotati di punte che replicano la forma degli strumenti manuali.
Le onde ultrasoniche vengono prodotte con sistemi elettromagnetici, o piezoelettrici.
Con il sistema elettomagnetico, un fascio di lamelle in ferro o acciaio al nichel oscilla ad alta frequenza in una bobina percorsa da corrente alternata; mentre col metodo piezioelettrico, un cristallo di quarzo si dilata periodicamente in un campo elettrico alternato, per poi contrarsi nuovamente.
Le oscillazioni ad alta frequenza generate dagli ablatori a ultrasuoni vengono trasmesse alle punte applicate al manipolo. Le punte degli ablatori a
ultrasuoni hanno una forma simile a quella degli scaler e delle curette manuali, ma non affilate o acuminate.
Attraverso la punta, le oscillazioni ad alta frequenza si trasmettono alle concrezioni presenti sui denti, disgregandole e staccandole dalla base. Questa azione genera un surriscaldamento nella zona di contatto tra il dente e lo strumento.
Per evitare che tale surriscaldamento possa diventare pericoloso per l’apparato dentale, è indispensabile garantire il giusto raffreddamento con l’erogazione interna di acqua.
Evitando il surriscaldamento dell’area di intervento, lo spray d’acqua serve anche ad eliminare il materiale asportato dal campo di lavoro.
Le oscillazioni ultrasoniche vengono trasmesse sia attraverso l’acqua che tramite l’implosione di gocce d’acqua, quindi lo sgretolamento del tartaro avviene anche per effetto della decompressione.
Se l’acqua di raffreddamento non raggiunge la punta degli strumenti, si corre il rischio di provocare ustioni non solo al dente, ma anche alla sua struttura di sostegno.
Per alcuni autori, la somministrazione di farmaci - come la clorexidina -
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tramite gli ultrasuoni in forma di aerosol,
permette di sviluppare un’efficace azione nelle tasche gengivali.
Per questo, alcuni dispositivi ad ultrasuoni permettono l’utilizzo di liquidi diversi dall’acqua per il raffreddamento della punta degli strumenti, permettendo così l’erogazione di una soluzione medicamentosa.
L’erogazione dell’acqua dovrebbe essere regolata in modo da ottenere una nebulizzazione il più fine possibile, accompagnata da un’accurata aspirazione che, pur non impedendo il corretto raffreddamento, impedisca la disseminazione dei microrganismi provenienti dal cavo orale del paziente.
La punta dello strumento deve essere guidata tenendo conto della direzione delle oscillazioni. Infatti, se l'ablatore
viene utilizzato in modo improprio, se ci si sofferma con la punta dello strumento sul dente, è possibile provocare la formazione di microfratture dello smalto con un’eccessiva asportazione di materiale.
DIVERSE POTENZE, DIVERSE APPLICAZIONI
La frequenza delle oscillazioni può essere regolata in base alla punta da utilizzare e al tipo di applicazione.
Gli apparecchi più completi prevedono un sistema di feedback integrato che controlla la potenza emessa regolandola automaticamente.
L’evoluzione tecnologica ha permesso di mettere a punto strumenti sempre più sofisticati, con diversi livelli di potenza a seconda della funzione. Per esempio, la funzione di scaling necessita della massima potenza per assicurare un'ablazione
rapida e accurata. L’asportazione delle concrezioni subgengivali, richiede invece, un’azione più delicata, quindi gli ultrasuoni dovranno lavorare a una potenza media. In caso l’unità preveda anche l’applicazione in endodonzia la potenza degli ultrasuoni deve essere graduale, tale da evitare il rischio di rottura degli strumenti.
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